Con il termine allenamento mentale ci si riferisce ad un atteggiamento di attenzione rivolto ai processi mentali coinvolti nell’attività sportiva ed allo studio di come questi influenzano, in positivo o in negativo, la prestazione.

L’allenamento mentale ha origini più antiche di quanto si pensi. Già dal 1898 si hanno testimonianze di primi studi sulla performance sportiva. È di questi anni l’esperimento del dott. Norman Triplett psicologo del’Università dell’Indiana. Il prof. Triplett analizzò l’effetto della presenza di altri concorrenti sulla prestazione nel ciclismo.

Da questo studio è emerso che gli atleti in gruppo aumentano le loro prestazioni rispetto alle attività in solitario. A questo studio sono seguiti numerosi esperimenti sia negli Stati Uniti che in Europa, per esempio presso l’Accademia Tedesca di Educazione Fisica in cui sono stati condotti esperimenti per la misurazione delle capacità fisiche ed attitudinali nello sport. È dagli anni sessanta che si hanno i primi allenamenti e tecniche di preparazione mentale degli atleti.

Nel 1962 il Comitato Olimpico Giapponese creò al proprio interno un settore dedicato all’allenamento mentale degli atleti. Agli albori della disciplina l’allenamento mentale due erano gli aspetti principali di focalizzazione dell’attività: 

  • 1.sull’uso di tecniche e strategie per la gestione dell’ansia agonistica

  • 2. sull’uso della ripetizione mentale per il miglioramento della prestazione.

Negli anni ‘70 hanno avuto inizio i primi programmi di allenamento mentale caratterizzati dalla integrazione tra tecniche di rilassamento e tecniche di immaginazione mentale. Gli studi europei, in particolare tedeschi, hanno approfondito il ruolo della ripetizione mentale a cui hanno dato il nome di “allenamento ideomotorio”. 

Per allenamento ideo motorio si intende l’azione di immaginare, ripetutamente, il compimento di un gesto atletico; il solo fatto di immaginare, cioè osservare con la mente determinati gesti atletici “mette in moto” le aree motorie di chi effettua il gesto nella realtà. Questi primi studi hanno evidenziato – evidenze poi confermate nel tempo – che l’attività ideomotoria svolge tre funzioni particolari:

  • Funzione di programmazione: l’azione si manifesta attraverso le ripetizioni;

  • Funzione allenante: favorisce il processo di perfezionamento del gesto atletico;

  • Funzione regolante: permette il controllo e la correzione.

In sostanza la sola ripetizione mentale di un determinato gesto atletico, ovvero immaginare l’esecuzione del gesto, migliora l’acquisizione e l’esecuzione fisica di quel gesto. Questo tipo di allenamento è stato verificato in vari esperimenti. Tra questi uno che ha analizzato l’impatto che tale forma di allenamento avrebbe avuto sulle performance di giocatori di basket rispetto agli allenamenti tradizionali. Il dato di base: è stato registrato il numero di canestri segnati da ciascuno degli atleti. Successivamente i giocatori sono stati divisi in tre gruppi:

  • al primo è stato chiesto di non allenarsi,

  • al secondo di allenarsi in palestra un’ora al giorno,

  • al terzo di allenarsi solo mentalmente per un’ora al giorno.

In pratica quelli del terzo gruppo pur andando in palestra il loro allenamento consisteva nello sdraiarsi e nell’immaginare sè stessi mentre si allenavano facendo tiri liberi. Dopo un mese sono stati registrati nuovamente il numero dei tiri. Come era prevedibile il primo gruppo non ha registrato alcun progresso e/o miglioramento. Il secondo gruppo, con allenamento quotidiano, ha incrementato le proprie performance aumentando il numero di canestri fatti del ca 24%. 

La cosa sorprendente è stato il risultato del terzo gruppo, che si è “limitato” ad immaginare l’allenamento. In questo caso è stato registrato un aumento del 23%. E questi effetti possono essere amplificati quando l’allenamento mentale viene preceduto da una fase di rilassamento. Dunque l’allenamento mentale, inteso come pratica sistematica e costante delle competenze mentali, permette di aumentare:

  • la prestazione,

  • i livelli di soddisfazione,

  • il piacere dell’esecuzione.

Da ultimo è stato rilevato il benefico effetto che l’allenamento mentale ha in supporto alle terapie per il recupero da infortuni… ma questa è un’altra storia.

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